I due gelatai e il decreto Bersani

C'è una spiaggia lunga un chilometro che va dal faro fino al porto. Sul lungomare, ogni cinquanta metri c'è scritta la distanza dal faro: 0, 50, 100, 150, fino a 1000. Ci sono ombrelloni distribuiti per tutti i mille metri, con famiglie, ragazzi che giocano al pallone, coppie, bambini che costruiscono i castelli di sabbia ecc.
I bambini però sono il punto cruciale, perché vogliono gelato in grande quantità. Lungo questa spiaggia c'è una domanda di gelato sufficiente al sostentamento di due gelatai, che arrivano con i loro due chioschi ambulanti e si piazzano sul lungomare.
Dove sarebbe più comodo che si mettessero, dal punto di vista dei genitori che accompagnano i bambini a prendere la merenda? La soluzione migliore sarebbe che si mettessero uno dove c'è il numero 250, l'altro dove c'è il numero 750. In questo modo, male che vada si devono percorrere 250 metri per raggiungere il chiosco più vicino.

E poniamo pure che di prima mattina i due gelatai arrivino e si mettano proprio lì, nella posizione più comoda per la clientela. Il gelataio più vicino al faro, però, comincia a dire tra sé e sé: “Ma perché non spostarsi un po' più verso il porto? Tanto, per quelli che stanno vicini al faro, io sono pur sempre il più vicino, anche se dovessero fare 300 metri invece che 250, sarebbe sempre meglio che farne 750 per andare dall'altro. Invece, se mi avvicino all'altro chiosco, gli porto via un po' di clientela”. L'altro gelataio però non è mica scemo e, o perché fa lo stesso ragionamento, o perché vuole difendersi dal chiosco che si avvicina e gli porta via i clienti che stanno intorno ai numeri 550 o 600, fatto sta che si avvicina pure lui al centro del lungomare.
Abbiamo già capito come va a finire: in un regime di libera concorrenza, i due chioschi si metteranno uno di fianco all'altro sul numero 500: una posizione molto scomoda per la maggior parte dei bagnanti.
Questo è un tipico esempio che si trova nei libri di economia quando si parla dei “fallimenti del mercato”: la libera concorrenza in casi analoghi a questo (che sono molto più comuni di quanto non si creda) produce pessimi risultati. La “mano invisibile” di Adam Smith non funziona per niente bene nel determinare la posizione ottimale dei due chioschi.
Mi è venuto in mente questo esempio leggendo i dettagli della prima riforma del governo Prodi: le liberalizzazioni pre-estive (giusto in tempo per fregarci coi gelati in spiaggia) volute dal ministro Bersani.
Seguono pillole del pensiero di Bersani.
Il miglior farmacista? un supermercato.
Come scegliere un avvocato? guardando i cartelloni pubblicitari.
Chi l'ha detto che per ogni tassista ci deve essere un taxi? Uno si compra dieci licenze e poi mette in piedi una flotta di taxi alle sue dipendenze e può fare il tassista anche senza avere le patente (e guadagnarci un bel po').
La privatizzazione delle municipalizzate le ha portate sul lastrico e ha distrutto il livello dei servizi offerti? E allora risolviamo la cosa mettendole in concorrenza con aziende private così chiudono definitivamente e il concetto stesso di “servizio pubblico” va a farsi benedire. E naturalmente, facciamo entrare in campo anche le ditte private di trasporto locale (pensionati parassiti, scordatevi il tesserino del bus per viaggiare gratis!).
E infine (e qui l'analogia coi gelatai è perfetta), una delle cose che vengono abolite da questa riforma è proprio la distanza minima fra esercizi commerciali dello stesso tipo. Sono l'unico a cui dà i nervi non trovare una pizzeria per chilometri e poi trovarne tre una di fianco all'altra?
Infatti, una soluzione da liberale illuminato, o anche da socialdemocratico moderato, al problema dei due gelatai sarebbe proprio stabilire una distanza minima sotto la quale è vietato disporre i chioschi. Non è facile stabilire una distanza valida per tutti i casi (nell'esempio fatto sarebbe 500 metri), ma già dicendo che a meno di 350 metri non si può stare si evitano i casi peggiori. È una soluzione raffazzonata, che costringe la “mano invisibile” a non comportarsi in modo troppo stupido. In certi casi questa soluzione potrebbe creare inefficienze di un nuovo tipo, anche piuttosto serie (per esempio se crescesse la domanda di gelati e servisse un terzo e poi un quarto chiosco, non potrebbero starci e quindi si formerebbero delle code per scarsità di offerta e i due gelatai “monopolisti” diventerebbero una specie di lobby privilegiata e potrebbero permettersi di alzare i prezzi impunemente).
Un ragionamento genuinamente di sinistra in un caso del genere sarebbe più radicale: riconosciuto che per i bambini mangiare il gelato in spiaggia è quasi un diritto (e che fa parte dei servizi offerti a chi sta sotto l'ombrellone per rendergli gradevole la giornata), sta a chi gestisce la spiaggia (meglio ancora: al Comune) organizzarne un'efficace distribuzione, fare i conti su quanti gelati vengono venduti, verificare che vengano consegnati ogni giorno e che ci sia un'adeguata scelta ecc. I gelatai non avranno un chiosco mobile a loro piacimento, ma lavoreranno come baristi per conto della collettività in due chioschi fissi posti ai numeri 250 e 500. Tra l'altro in questo modo se un giorno piove forte e non c'è nessuno in spiaggia, il gelataio viene pagato lo stesso e non se ne torna a casa senza una lira. Se si formano delle code, meglio assumere un altro gelataio e aprire un terzo chiosco (per i più bravi: e dove bisogna metterli se sono in tre?1).
Queste idee non sono del tutto peregrine; le spiagge che funzionano meglio in Italia, quelle di Rimini e Riccione, non lavorano in un regime di libera concorrenza: il Comune dà in concessione pezzi di spiaggia ai soci della Cooperativa Bagnini e pone degli standard imperativi sui servizi offerti, sui prezzi, sulla dislocazione dei bar (che vendono i gelati), sull'omogeneità estetica ecc.
Sentire rivendicare queste “liberalizzazioni” come una cosa “di sinistra” mi lascia un po' interdetto. Non voglio negare che ci siano alcune cose anche di buonsenso (quelle contro cui si sono ribellate le banche e le assicurazioni, per esempio; se banche ed assicurazioni si arrabbiano, non può che essere una buona cosa). Qui siamo però di fronte ad un dibattito fra due varianti di una logica di mercato: “gelatai liberi” o “distanza minima” (cioè la “soluzione raffazzonata”)? In certi casi una delle due varianti può essere un po' meglio per certi aspetti e un po' peggio per altri, e in ogni caso spesso si finisce per mettere consumatori contro lavoratori (dipendenti o autonomi): bambini contro gelatai. Ma ogni consumatore è anche un lavoratore (qualche bambino sarà anche figlio di un gelataio... o di un tassista).
Quello che è mancato in questo dibattito è una posizione di sinistra, che ricordi che il mercato (regolato o selvaggio) ha spesso una mano non solo invisibile ma anche piuttosto goffa.

1. Uno a 166 metri dal faro, uno a 166 metri dal porto e il terzo proprio in mezzo.

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