Pavia: la 'ndrangheta padana inguaia il centrodestra

Il 13 luglio scorso più di 300 persone vengono arrestate come conseguenza di indagini condotte dalle procure antimafia di Milano e Reggio Calabria. La procura di Milano e la PM Boccassini che la coordina si erano spesso scontrati con Berlusconi e il centrodestra, ma questo non ha impedito a Maroni di rivendicare il merito di questi arresti. Questo blitz però ha messo in luce proprio la compromissione del mondo politico-affaristico lombardo, di cui la Lega Nord è una parte importante, con la ‘ndrangheta calabrese.

Le organizzazioni criminali originarie delle regioni meridionali sono da tempo diventate mafia-imprenditrice su tutto il territorio nazionale, e proprio al Nord concludono affari sempre più redditizi. Le indagini hanno dimostrato che la ‘ndrangheta ha costituito una federazione di cosche (‘ndrine) in Lombardia, ai vertici della quale si trovava Pino Neri, suo punto di riferimento per Pavia e provincia.

Se su scala regionale l’affare più grosso è costituito dall’Expo 2015 (nelle interecettazioni i mafiosi erano molto espliciti al proposito), un importante filone dell’indagine riguarda anche il radicamento della ‘ndrangheta nel sistema politico della regione, fondamentale per accaparrarsi appalti, e in particolare negli organigrammi della sanità lombarda. Per esempio Pasquale Libri sarebbe stato dirigente al tempo stesso del settore appalti della clinica San Paolo di Milano e... della “cosca Libri”, appunto; accusato di aver indirizzato i voti della ‘ndrangheta sul consigliere regionale Angelo Giammario (PdL), Libri si è misteriosamente suicidato in ospedale il 19 luglio.

In questa geografia criminale non stupisce quindi la relativa importanza di Pavia, con il suo arcipelago di ospedali e cliniche. Spicca infatti tra gli arresti Carlo Chiriaco, direttore dell’ASL di Pavia ed esponente del Popolo della Libertà, nonché ex segretario provinciale della DC. Nelle intercettazioni è evidente l’appartenenza di Chiriaco alla ‘ndrangheta e di certo non convince molto quanto sostenuto dai suoi avvocati e dallo stesso sindaco di Pavia, e cioè che si tratterebbe di un “mitomane” con il vizietto di spacciarsi per boss mafioso! Le nomine dell’ASL sono competenza della regione, governata dal ciellino Formigoni, ma per quanto riguarda la Sanità a spadroneggiare è il “Faraone”, l’assessore e parlamentare Giancarlo Abelli, della provincia di Pavia.

Proprio su Abelli sarebbero stati indirizzati da Chiriaco e Neri i voti controllati dalla ‘ndrangheta del pavese per le elezioni 2010. Ma scambi di voti e di favori avrebbero favorito anche l’assessore comunale Trivi, il sindaco di Borgarello Valdes e diversi altri politici locali. Trivi, che fu avvocato difensore di alcuni naziskin responsabili di violente aggressioni politiche contro alcuni compagni (tra cui chi scrive), ha dovuto dare le dimissioni, pur incassando la solidarietà di sindaco e giunta. Il consigliere comunale Labate (fratello di un consigliere di Reggio Calabria accusato di avere rapporti col clan Libri), pure coinvolto nelle intercettazioni, ha dovuto dimettersi dalla commissione Territorio e oggi guida una fronda interna al PdL cercando di riguadagnare posizioni di potere. La Lega non è uscita pulita dallo scandalo: Angelo Ciocca, leghista e record di preferenze alle elezioni regionali, è stato addirittura ripreso in un incontro “di affari” con il boss Pino Neri.

Questi avvenimenti e la pubblicazione di intercettazioni e video hanno creato un terremoto politico a Pavia. Il centrodestra ha scelto la linea di minimizzare e addirittura il sindaco trentenne Alessandro Cattaneo, descrito dai mafiosi come un “pupo” telecomandato da Abelli, ha cercato di darsi l’immagine poco credibile di un ragazzo onesto che cerca di guidare la riscossa civile della città. Il Partito Democratico, pur facendo la voce grossa, è arrivato solo a chiedere al primo cittadino “l’azzeramento della giunta e di tutte le nomine”, dando così credito all’idea puerile di un centrodestra “onesto” rappresentato dal sindaco, da contrapporre alle “mele marce” e che sarebbe capace in qualche modo di fare pulizia al suo interno. Giustamente le forze della sinistra, a partire da Rifondazione Comunista, hanno invece rivendicato le dimissioni della giunta e lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.

Il 16 luglio per iniziativa dell’ARCI si è svolta una manifestazione cittadina contro la mafia. Tentando di mettere il cappello all’iniziativa, la giunta ha annunciato la sua partecipazione al corteo, facendo appello ai sostenitori del centrodestra affinché partecipassero in sostegno del sindaco. Senza tentennamenti abbiamo preparato quella manifestazione, pur nel pochissimo tempo a nostra disposizione e nella tensione di quei giorni, dichiarando da subito che non avremmo accettato un corteo antimafia “a tarallucci e vino” guidato dagli stessi che avevano messo Chiriaco e Trivi in quelle posizioni e che avevano con le loro politiche fatto il gioco della ‘ndrangheta. Al momento della verità, i sostenitori del centrodestra non si sono materializzati e giunta e politicanti di destra, in un clima di totale isolamento politico, sono stati cacciati ad insulti e sberleffi (“Baciamo le mani!”) dal partecipato corteo che ha visto la presenza di centinaia di giovani. Per rappresaglia, hanno poi tentato di impedire l’accesso al consiglio comunale dei manifestanti, ma dopo un lungo “assedio” abbiamo invaso anche il Municipio.

Giunta e centrodestra naturalmente stanno facendo il possibile per restare al governo della città, ma la situazione sembra estremamente instabile. La variegata compagine al potere, che include Lega, PdL, UDC e altre forze “locali” con caratteristiche piuttosto sospette (non a caso pluricitate nelle intercettazioni), è dilaniata da guerre intestine che sono esplose dopo lo scandalo. I finiani non possono restare indifferenti alle evoluzioni politiche nazionali e il gruppo dei “dissidenti” guidati da Labate scalpita parecchio. A metà agosto Cattaneo ha dichiarato che “il Partito a Pavia non fa niente”. Su tutto questo incombe uno scontro tra bande per la candidatura alle elezioni provinciali 2011.

Più che una patologia del sistema economico e sociale italiano, la mafia è sempre più la forma caratteristica del capitalismo italiano marcio e parassitario; la cultura mafiosa ben si adatta ad un quadro politico che vede diverse frazioni della borghesia in scontro tra loro e incapaci di trovare una via d’uscita stabile alla perenne crisi politica italiana.

Nella nostra battaglia contro la mafia a Pavia noi marxisti non abbiamo fatto un discorso meramente “legalitario”, ma abbiamo spiegato il legame che c’è tra le cosiddette “infiltrazioni mafiose” e la politica portata avanti in questi anni non solo dal centrodestra ma anche dal centrosinistra: privatizzazioni, appalti su appalti, svendita del territorio e gestione “manageriale” della cosa pubblica sono porte spalancate per le ‘ndrine. Abbiamo scritto nei nostri volantini che “la mafia si colpisce nel portafoglio”: questo significa per esempio che i numerosi immobili e le altre ricchezze sequestrate a Chiriaco e agli altri boss vanno riutilizzati per sostenere le famiglie di lavoratori messe in ginocchio dalla crisi, come la famiglia Zappalà di Gambolò, sfrattata, che ha occupato in quegli stessi giorni una stazione ferroviaria con l’appoggio dei comunisti e di altre forze – un esempio concreto delle contraddizioni di questo sistema, che sfratta i lavoratori onesti dalle proprie case mentre ricopre d’oro imprenditori mafiosi, ma anche un’indicazione dell’unica via d’uscita: la lotta dal basso.

(Pubblicato su FalceMartello n° 229 in una versione più breve)

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