Sono stato a Sassuolo...

Sassuolo, 2 luglio 2005.Ho visto con sgomento in televisione le immagini del pestaggio da parte di alcuni carabinieri ai danni di un immigrato ubriaco a Sassuolo (MO). Quello che mi ha maggiormente scandalizzato, tuttavia, è stata la reazione di alcuni italiani di Sassuolo che hanno raccolto firme di solidarietà con questi carabinieri violenti. In TV ho sentito un operaio immigrato spiegare in un italiano stentato che bisogna cercare il dialogo e la comprensione tra italiani e stranieri, e dire che, se anche l'immigrato picchiato aveva le sue colpe, questo non può giustificare la brutalità delle forze dell'ordine. Era un discorso ragionevole, quello fatto da questo immigrato, che strideva molto coi proclami barbari e intolleranti fatti da alcuni nostri connazionali.

Sono stato a Sassuolo due volte l'anno scorso, per partecipare a due manifestazioni che riguardavano proprio l'immigrazione e il razzismo. Infatti proprio nel quartiere del pestaggio il comune (di centrosinistra!) ha fatto evacuare con la forza un palazzo occupato da immigrati. Attenzione però: non parlo di un caso di occupazione abusiva; gli immigrati che abitavano il Palazzo Verde (questo il nome con cui è conosciuto quell'edificio) erano operai, regolari, in affitto o spesso addirittura proprietari degli appartamenti. Lo sgombero aveva una sola motivazione seria: il razzismo, non solo quello becero della Lega Nord ma anche quello più sottile di Margherita e DS locali che, con mille sofismi, spiegavano che sgomberavano con cani ed elicotteri gli immigrati... per aiutarli!
Sfilando in corteo a Sassuolo con centinaia di immigrati e di antirazzisti venuti da tutta l'Emilia-Romagna ed oltre, ho attraversato un paese spaccato in due dall'ingiustizia sociale. La manifestazione partiva dalla periferia, dal quartiere Braida dove la settimana scorsa è avvenuto il pestaggio, dove in palazzi fatiscenti si accalcavano famiglie enormi di centrafricani e di arabi. Quelle famiglie non erano famiglie di delinquenti, erano famiglie di operai che fanno funzionare l'economia delle fabbrichette e fabbricone emiliane. Nel centro, tra le case lussuose di pochi e gli appartamenti appena più dignitosi della maggioranza degli autoctoni, gli italiani. Diversi di loro avevano sguardi diffidenti ed intolleranti verso i "marocchini" e i "negri", ma anche sguardi stupiti di vedere noi, italiani, marciare al loro fianco.
A Sassuolo, come d'altronde era avvenuto nello stesso periodo anche a Pavia, solo "la sinistra della sinistra della sinistra" (quelli che nelle polemiche televisive diventano "gli impresentabili") si è schierata contro il razzismo e a favore del diritto degli immigrati ad una vita degna nel Paese in cui lavorano - un Paese in cui hanno dovuto cercare fortuna per sfuggire alle guerre e alla miseria che mettono in ginocchio le terre dove sono nati.
L'immigrazione è un fenomeno epocale, uno spostamento di milioni di uomini che non si può affrontare con i luoghi comuni (gli stessi che erano usati in America, in Germania o in Belgio per offendere gli emigranti italiani, gli stessi che noi "polentoni" riservavamo agli immigrati dal nostro Meridione nel dopoguerra), né tantomeno con le T-shirt del Calderoli di turno. Se condanniamo gli immigrati ad una vita da cittadini di terza classe, o magari addirittura da non-cittadini (come i clandestini), se neghiamo loro casa, Istruzione, Sanità (le stesse cose che sempre più spesso vengono negate, d'altronde, anche agli italiani purosangue), se pensiamo di sostituire ai diritti e all'attenzione sociale le manganellate e i calci del carabiniere o del naziskin di turno, creeremo soltanto tante Sassuolo e una vita meno sicura, meno serena, meno giusta per tutti. Noi compresi.

(lettera pubblicata su la Provincia Pavese del 4 marzo 2006)

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